Ammissione all’Ordine sacro del Diaconato e del Presbiterato 2016

Il 10 Marzo 2016 il Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II” ha vissuto un momento di grande gioia e di gratitudine al Signore per l’Ammissione all’Ordine sacro del Diaconato e del Presbiterato dei seguenti seminaristi:

Antonio Costantino (della Diocesi di Teggiano – Policastro)

Antonio De Marco e Orlando Viggianiello (della Diocesi di Vallo della Lucania)

Antonio Del Mese, Bartolomeo De Filippis, Giovanni Galluzzo, Umberto D’Incecco, Roberto De Angelis, Ferdinando De Angelis, Carmine De Angelis, Alfonso Basile, Emmanuel Castaldi, Agostino D’Elia, Antonio Di Arienzo, Emanuele Ferraro, Emmanuel Intartaglia, Raffaele Mazzocca, Francesco Mongiello, Giuseppe Roca, Giuseppe Sessa (dell’Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno)

Questi giovani, con il loro si, hanno espresso a Cristo e alla Chiesa la volontà di percorrere con entusiasmo e radicalità il cammino della sequela del Signore al servizio dei fratelli.

La solenne celebrazione è stata presieduta da Mons. Luigi Moretti Arcivescovo Metropolita di Salerno-Campagna-Acerno, con la presenza di numerosi sacerdoti e fedeli convenuti per lodare e ringraziare il Signore per il dono della vocazione di questi giovani. Auguriamo ai seminaristi ammessi all’Ordine sacro di proseguire il cammino formativo per essere dei buoni operai della nuova evangelizzazione che è necessaria per “riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1Cor 9,16). (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 40). Cantiamo insieme a loro il Magnificat per il grande dono ricevuto.

Segue il saluto del Rettore, sac. Gerardo Albano:

 

Eccellenza Reverendissima,

La saluto e ringrazio di cuore per la presenza tra noi in questo giorno solenne, per il nostro Seminario e per tutta la Metropolia, in cui Vostra Ecc.za celebra l’Eucaristia, durante la quale venti seminaristi riceveranno l’Ammissione al Sacro Ordine del Diaconato e del Presbiterato, diciassette sono della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, due di Vallo della Lucania e uno di Teggiano-Policastro.

La Ratio – Orientamenti e norme per i seminari – al n. 111 indica un triplice senso del rito di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato:

  • manifesta pubblicamente l’orientamento vocazionale di coloro che aspirano al diaconato e al presbiterato,
  • esprime l’accettazione della loro offerta da parte della Chiesa particolare,
  • richiede ai nuovi candidati di applicarsi con rinnovato impegno nel portare a termine la preparazione”.

Mi preme sottolineare soprattutto quest’ultimo elemento: il rinnovato impegno per portare a termine la formazione.

Si tratta di una delle opere più importanti nella vita della Chiesa: la formazione dei sacerdoti. Infatti, gran parte della riforma della Chiesa, invocata e portata avanti da papa Francesco come attuazione del Concilio Vaticano II, passerà attraverso la formazione dei futuri presbiteri. Siamo consapevoli come comunità educativa di questa responsabilità, che a volte appare impari.

La questione più importante è il modello sacerdotale, che è chiaro in ciò che la Chiesa ci detta nella Ratio e che mi permetto di descrivere brevemente così come stiamo cercando di portare avanti.

Alla base c’è la verifica e il consolidamento della formazione umana nell’esercizio delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

La crescita in tali virtù, che richiede anche l’apporto delle scienze umane, rimanda allo sviluppo integrato della formazione spirituale, che fa tutt’uno con la formazione umana in conformità al principio dell’Incarnazione. Infatti, la vita di grazia – come vita nuova in Cristo in fede, speranza e carità – è impossibile da attuarsi se non c’è un’adeguata formazione umana, come quest’ultima resta incompiuta senza la vita teologale. Dunque la formazione umana e quella spirituale devono crescere all’unisono, per cui è importante la preghiera, ma è necessaria anche la capacità relazionale; è importante la confessione, la vita di pietà, l’ascesi, ma anche la vita comune; è importante l’unione con Cristo, ma anche il discernimento comunitario, la correzione fraterna e l’oblatività nella scelta di seguire Cristo in povertà, castità e obbedienza.

Tutto questo rimanda da un lato una solida formazione intellettuale, per consentire al presbitero un fermo ancoraggio alla dottrina e non al proprio peregrino pensiero nell’integrazione tra il sapere teologico e il vissuto teologale (Ratio, 96); dall’altro lato rimanda a un’adeguata formazione pastorale, perché la carità pastorale «costituisce il principio interiore e dinamico capace di unificare le molteplici e diverse attività del sacerdote» (Pastores dabo vobis, 23) e ne costituisce lo specifico nella «appartenenza e dedicazione sponsale a una Chiesa particolare» (Ratio, 17).

Cari fratelli, mi sono permesso di descrivere gli aspetti essenziali della formazione nei quattro cardini che la compongono in una sintesi integrata – formazione umana, spirituale, intellettuale, pastorale – per dare conto a tutti voi del cammino che stiamo percorrendo con questi giovani nella linea delle indicazioni della Chiesa, che tutti devono conoscere.

È con grande gioia che come Metropolia viviamo la celebrazione eucaristica di questa sera e l’Ammissione al Sacro Ordine di questi giovani. E non sfugge a nessuno la portata storica, in particolare per la diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, di questa Ammissione. Ci è stato chiesto di operare un discernimento e lo stiamo portando avanti con entusiasmo, impegno, a volte fatica e sacrificio. Ma un discernimento non viene portato avanti solo dal seminario, è un discernimento ecclesiale; per questo, ad esempio, abbiamo compiuto uno scrutinio – in verità non da tutti ottemperato, come impone la Congregazione – che coinvolge i presbiteri e i fedeli che conoscono i giovani che si incamminano verso il sacerdozio, perché è necessario giungere ad un’adeguata comprensione dei candidati così come si sono formati nel loro luogo di origine per accertarne la spiritualità, la dottrina e qualsiasi altro riferimento. In mancanza di ciò, viene meno il necessario patto educativo che è alla base del discernimento comunitario e anche l’impegno formativo del seminario risulta inadeguato. L’Ammissione al Sacro Ordine richiede una maggiore consapevolezza da parte della Chiesa particolare del coinvolgimento nell’opera di discernimento, perché questi giovani saranno preti della Chiesa non di una parte. Per l’impegno, che ciascuno profonderà in quest’opera santa, sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che si prodigheranno in questa linea educativa:

  • i vescovi della Metropolia
  • l’equipe formativa
  • le famiglie dei giovani
  • le associazioni ecclesiali e non
  • i parroci di origine e di pastorale dei seminaristi
  • i professori dell’Istituto Teologico
  • chiunque a vario titolo, con l’esempio e la preghiera, contribuisce al discernimento e alla formazione dei seminaristi.

Cari giovani, insieme con l’equipe formativa e questo popolo che vi sostiene, prego il Signore affinché continuiate sulla strada intrapresa di un amore appassionato a Cristo, nostra gioia e pienezza di vita. Infatti, «se il ministero presbiterale non originasse da questo amore – afferma la Ratio, 13 – scadrebbe a prestazione di un funzionario, anziché essere il servizio di un pastore che offre la vita per il gregge. Da ciò risulta che l’amore per Cristo costituisce la motivazione prioritaria della vocazione al presbiterato». Ma «la passione per Cristo – insegna ancora la Ratio, 85 – sarebbe un vago affetto se non si esprimesse nell’amore alla Chiesa, sua sposa… Su questa base va innestata la scelta precisa della spiritualità diocesana, che si caratterizza per l’assunzione dell’amore e del servizio verso la propria Chiesa particolare come interesse principale e criterio fondamentale della propria vita spirituale e dell’impegno ecclesiale. Si tratta di una spiritualità che riceve la sua struttura dal triplice vincolo con il Vescovo, il presbiterio e il popolo di Dio e dal triplice munus profetico, regale e sacerdotale. Le sue tonalità principali sono la comunione e l’incarnazione».

Carissimi, il cammino che ci sta davanti ci obbliga a un supplemento di amore a Cristo e alla Chiesa per ricercare e compiere la sua volontà in questo tempo particolare della nostra Chiesa.

Auguro a tutti di cuore un buon prosieguo del cammino!